ACCORCIARE LA FILIERA E METTERE IN ETICHETTA LA REGOLARITA’ DEL LAVORO. “NELL’AREA SOTTOSALARIO E LAVORO IRREGOLARE”

Palermo,7 feb- “La Flai Cgil sostiene da tempo la necessita’ di accorciare la filiera del pomodorino di Pachino. Che ci siano troppi passaggi tra produzione e consumo e’ fin troppo evidente. Eliminandoli ne trarrebbero vantaggio sia i produttori, in termini di maggior reddito, che i consumatori che avrebbero un prodotto a prezzo piu’ contenuto”. Lo dice Salvatore Tripi, segretario generale della Flai Cgil siciliana, a proposito delle polemiche di questi giorni sul “ciliegino”. Tripi suggerisce le strade “dell’associazionismo tra produttori e degli accordi con la grande distribuzione”. Oggi, rileva il sindacato, “il sistema vigente penalizza soprattutto i piccoli produttori”.


La Flai inoltre, denuncia una situazione nell’area di produzione di “irregolarita’ del lavoro e di sottosalario”, e chiede che “l’etichetta Igp, oltre al luogo d’origine, specifichi che il pomodorino e’ stato prodotto nel rispetto delle leggi sul lavoro e dei contratti. Che non si possa insomma parlare insomma- sottolinea il segretario della Flai- di prodotto di qualita’ se non c’e’ un lavoro di qualita’”.
La Flai Cgil stima che nell’area di produzione del pomodorino Pachino lavorino un migliaio di immigrati e altrettanti irregolari. “In caso di ‘regolarita’- rileva- si lavora in genere 8 ore al giorno con una paga di 41 euro contro le previsioni del contratto di 52 euro al giorno per 6 e mezza di lavoro”.

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