Tratto da affariitaliani.it Si apre a Parigi la riunione dei ministri dell’agricoltura del G20, un appuntamento importante per la presidenza di turno francese che ha messo in cima alla sua agenda politica le questioni agricoli con l’obiettivo di creare una nuova governance mondiale su un settore ritenuto strategico.

Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), nel mondo oltre 900 milioni di persone soffrono di malnutrizione, un fenomeno aggravato negli ultimi anni dall’aumento vertiginoso dei prezzi dei prodotti alimentari. La lotta contro la volatilita’ dei prezzi delle materie prime agricole e’ del resto il principale cavallo di battaglia della Francia. Ma la partita sembra gia’ persa in partenza tanto sono grandi le divergenze tra le venti nazioni piu’ potenti del mondo.

Alla vigilia del summit che si terra’ dal 22 al 23 giugno, il ministro francese dell’agricoltura Bruno Le Maire ha dichiarato che “sara’ molto difficile strappare un accordo” su questo punto. Il termine ‘speculazione’ non e’ stato nemmeno menzionato nella bozza della dichiarazione finale. Tutt’al piu’ i ministri dell’agricoltura dichiareranno che “contratti a termine e mercati derivati ben regolati sono la chiave per il buon funzionamento dei mercati fisici”.

Per dare una parvenza di successo, il G20 agricolo dovrebbe presentare un vago piano d’azione per ridurre la volatilita’ dei prezzi agricoli che verra’ adottato nel Summit del G20 previsto a Cannes in autunno. Se un consenso sembra invece a portata di mano sulla ripresa necessaria degli investimenti nell’agricoltura per aumentarne la produzione, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, non cosi’ si puo’ dire sulla volonta’ della Francia di imporre una maggiore trasparenza nei mercati agricoli.

Le organizzazioni non governative puntano il dito contro l’assenza di proposte concrete sulla creazione di stock al fine di regolare i prezzi. Questo nonostante l’annuncio da parte dei ministri dell’agricoltura di voler muovere i primi passi per favorire la nascita di un “sistema d’informazione del mercato agricolo”. “Questo sistema” si legge nella dichiarazione finale, consentirebbe di rafforzare la trasparenza e ristabilire la fiducia sui mercati”.

Un altro punto doloroso riguarda i biocarburanti, accusati di togliere cibo ai piu’ poveri e di accentuare la pressione sui prezzi agricoli. Stati Uniti e Brasile, i due piu’ grandi produttori di biocarburanti al mondo, si oppongono all’idea di limitare la loro produzione. “Non e’ un tema maturo” ha fatto sapere Le Maire. Al termine della riunione, i ministri dell’agricoltura invocheranno la necessita’ di realizzare studi supplementari per “valutare” l’impatto dei biocarburanti sull’aumento e la volatilita’ dei prezzi agricoli.

Esperti e societa’ civile hanno insomma gli occhi puntati sul Brasile, il cui peso all’interno del G20, in particolar modo sulle questioni agricole, e’ sempre piu’ grande. Quinto paese piu’ grande del pianeta, il Brasile potrebbe diventare da qui ai prossimi dieci anni il primo produttore agricolo mondiale. Importatore netto di derrate agricole fino alla meta’ degli anni ’70, oggi il gigante sudamericano e’ il primo produttore e esportatore di zucchero, caffe’, succo d’arancio, primo esportatore di soja, tabacco, carne di manzo e secondo esportatore di pollami. Sebbene due terzi della sua produzione e’ destinata al consumo interno, il Brasile esporta i suoi prodotti in oltre 180 paesi, tra cui la Cina, primo partner commerciale con 14% delle sue esportazioni. Di questo passo nel 2020 il paese potrebbe coprire il 44,5% del mercato mondiale di carne bovina e circa il 48% degli scambi commerciali di pollame.

L’ascesa irresistibile del Brasile nel commercio mondiale agricolo e’ dovuta a una capacita’ produttiva stimata al 141% negli ultimi venti anni. Nel decennio 1990-2000 la produzione globale e’ stata moltiplicata per due e mezzo, una crescita nettamente superiore rispetto alla superficie agricola coltivata, che oggi copre ‘appena’ il 35% del territorio nazionale. Per soddisfare le sue ambizioni, il governo brasiliano ha nei suoi cassetti un piano di sviluppo per lo sfruttamento di dodici milioni di ettari situati all’incrocio tra quattro regioni del centro del paese, il Maranhao meridionale, il Tocatins del nord, il Piaui del sud e il nordest di Bahia. Nnostante questo potenziale, il Brasile non e’ insensibile al problema della sicurezza alimentare e della fame nel mondo, special modo in Africa dove l’ex presidente Lula ha effettuato 28 visite di Stato tra il 2003 e il 2008 (contro nove in Nord America).

Nel 2010, il governo brasiliano ha ufficializzato il lancio del Dialogo Brasile-Africa sulla sicurezza alimentare, la lotta contro la fame e lo sviluppo rurale. In questo programma, Brasilia si e’ impegnata a sostenere dieci progetti-pilota agricoli che potranno contare sui 446 milioni di euro approvati nel novembre scorso dalla Camera brasiliana di commercio estero a favore dei piccoli agricoltori africani. Ma il Brasile intende anche pesare sull’agenda politica agricola internazionale. Alla vigilia del G20 di Parigi, il ministro dell’agricoltura Wagner Rossi si e’ detto interessato alla proposta francese di lotta contro la speculazione sulle materie prime agricole, anche se – ha dichiarato il ministro – “per contenere la volatilita’ dei prezzi” sui mercati internazionali “basta un solo strumento: l’aumento dell’offerta degli alimenti”, a tutto vantaggio dei produttori brasiliani. Il Brasile e’ altresi’ pronto ad appoggiare la creazione di stock mondiali per aiutare i paesi che attraversano una crisi d’emergenza alimentare.

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